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Storia del Monastero

Evoluzione del complesso monastico nel IX secolo

Chronicon Vulturnense: l'abate Giosuè dona la chiesa di San Vincenzo al Santo
Chronicon Vulturnense: l'abate Giosuè dona la chiesa di San Vincenzo al Santo

È probabile che, nei suoi primi anni di vita, il monastero abbia avuto una struttura architettonicamente "leggera", ossia che la comunità abbia utilizzato in parte sia i resti degli edifici romani sia costruzioni realizzate ex-novo, ma con materiali deperibili, assai diffusi nell'edilizia di quel periodo, come il legno, il fango e le frasche.
Il primo edificio costruito in muratura è la chiesa nota come "Chiesa Sud", di fattura molto semplice, costruito al di sopra dell' area cimiteriale tardoromana.
Tra la fine dell'VIII e la prima metà del IX secolo il monastero subisce una trasformazione a seguito degli imponenti lavori di costruzione avviati dagli abati Paolo (783-792), Talarico (817-823), Giosué (792-817), Epifanio (824-842) e Totone (842-844).

Al termine di questi lavori il complesso abbaziale si articolava in una serie di gruppi di edifici disposti sui lati di una vasta area aperta, delimitata sui lati nord, est e ovest da tre ali porticate, e sul lato sud da un edificio non ancora scavato, ma individuato tramite le indagini geofisiche, che potrebbe essere identificato con una chiesa. Sul lato settentrionale - quello sinora indagato in maniera più completa - troviamo il plesso di edifici circostante la cripta di Epifanio, comprendente, oltre alla Chiesa Sud, il refettorio, la Sala dei Profeti, il lavabo collettivo e gli ambienti di accesso al monastero, tra i quali un piccolo cortile a peristilio. Sul lato est, prospiciente il fiume, si dispongono le cucine e accanto ad esse, probabilmente, i cellaria, cioè i magazzini dove venivano conservate le derrate. Sul lato ovest, a ridosso del Colle della Torre, oltre ad una serie di ambienti di cui non si è potuta sinora comprendere la destinazione, si ergeva la basilica di San Vincenzo Maggiore, preceduta da un'area aperta sulla quale si aprivano altri edifici, e in particolare alcune delle officine artigianali presenti all'interno del monastero.

Loggiato sul fianco del Colle della Torre
Loggiato sul fianco del Colle della Torre

Il Colle della Torre non è stato ancora indagato archeologicamente, ma nel IX secolo fu di certo densamente edificato, come dimostrano i numerosi resti affioranti dal terreno. I fianchi est e sud furono modellati, creando una sequenza di terrazzamenti che dovevano fungere da quinte scenografiche per gli edifici che vi si innalzavano. Un primo terrazzamento, sul lato est, ospitava un loggiato che sovrastava il grande spiazzo centrale del monastero, fiancheggiato dalle ali di portici.
Al di sopra di quest'ultimo, si trovavano altri fabbricati tra i quali, si può in via ipotetica presumere vi fosse il dormitorio, che poteva godere, in quella posizione, delle migliori condizioni di insolazione. Sulla sommità del colle era stato realizzato un edificio di proporzioni monumentali, sostenuto da poderose opere di sostruzione che l'Hodges interpretò, ma senza specifiche evidenze, come una chiesa. Una parte del secondo terrazzamento (il più ampio di tutti) è stata infine utilizzata come area cimiteriale.

Altare affrescato della Chiesa Sud
Altare affrescato della Chiesa Sud

L'immagine generale del complesso monastico carolingio è molto lontana dalla compatta planimetria gravitante sul plesso chiesa-chiostro, che si diffonde nell'edilizia monastica occidentale dal X/XI secolo in poi. L'impianto architettonico di San Vincenzo al Volturno, più che essere, quindi, un esempio di "architettura monastica" sembra innanzitutto essere un caso di grande architettura aulica applicato alle specifiche esigenze di una comunità monastica.
In particolare, le lunghe ali porticate, con chiese disposte ai loro vertici, e con il grande spazio libero al centro e trovano calzante riscontro nella struttura di uno dei più grandi e celebri monasteri siti nel cuore dell'impero carolingio: quello di Centula - Saint Riquier, in Piccardia (Francia settentrionale).

Alessandro Luciano

 

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