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Itinerario virtuale

Complesso di San Vincenzo Maggiore
Basilica

Pavimentazione della basilica
Pavimentazione della basilica
Pavimentazione della basilica
Pavimentazione della basilica


La basilica, consacrata nell'808, ha un impianto a tre navate, ciascuna conclusa da un'abside, ed è priva di transetto. La navata centrale è delimitata ad ovest da una pergula con apertura centrale, alle spalle della quale si trovava il presbiterio rialzato al di sopra di una cripta anulare, con camera centrale cruciforme, collocata direttamente al di sotto dell'altare maggiore. La sistemazione dell'area presbiteriale, con pergula, cripta e rampe di accesso al presbiterio corrisponde in modo significativo a quella ipotizzata per l'antica basilica di San Pietro in Roma, con la costruzione della cripta anulare ad opera di papa Gregorio I intorno al 600. Gli ambienti della cripta erano voltati a botte, cosa che è ricordata anche dal Chronicon Vulturnense, quando, in apertura del II libro, nella vita dell'abate Giosuè viene fornita una descrizione della basilica.

Basi e colonne della navata centrale
Basi e colonne della navata centrale
Materiale classico di reimpiego
Materiale classico di reimpiego


L'edificio ha una lunghezza complessiva di m 64,68 e tale misura corrisponde al doppio della larghezza (m 28,51). I dati metrologici forniti dal Chronicon Vulturnense relativi alle dimensioni dell'edificio, corrispondono in pieno a quelle reali.

Nel IX secolo l'accesso principale alla basilica avveniva lateralmente, sul fianco nord, e solo con le ricostruzioni dell'edificio e la realizzazione dell'atrio, tra la fine del X e gli inizi dell' XI secolo, si realizza un ingresso in facciata, posto al centro della navata mediana.

Pavimentazione della navatella nord
Pavimentazione della navatella nord

Il fatto che la chiesa non avesse avuto, nel IX secolo, un'entrata frontale, non deve stupire, poiché, trattandosi di un edificio ad uso quasi esclusivo della comunità monastica, l'accesso di cui per primo si sentì la necessità era quello che metteva in collegamento con gli edifici claustrali, come testimoniano le coeve chiese abbaziali di Mustair e Reichenau.

La planimetria della chiesa, a tre navate, triabsidata e senza transetto costituisce, per chiese di una certa importanza, una tipologia che nell'Occidente cristiano appare diffusa soprattutto nel corso della seconda metà dell' VIII secolo: i paralleli più immediati e calzanti sono quelli del San Salvatore di Brescia, San Salvatore di Sirmione (BS), Santa Maria Maggiore a Gazzo Veronese, Santa Maria in Cosmedin a Roma, St. Emmerman di Ratisbona e la prima fase del duomo di Paderborn, in Westfalia.

Particolare della pavimentazione
Particolare della pavimentazione

I livelli pavimentali della basilica, tutti realizzati in opus sectile, non sono interamente conservati, dal momento che le attività di spoglio dell'edificio hanno ineteressato anche il recupero dei preziosi marmi che li componevano . Tuttavia, le impronte lasciate dalle tessere marmoree nei massetti di alloggiamento, hanno consentito di comprendere sufficientemente bene l'articolazione degli schemi decorativi, di stampo essenzialmente geometrico, che si possono riconoscere per poco meno della metà della superficie complessiva della basilica.

Le pareti della basilica dovevano essere in origine interamente affrescate. Il Chronicon Vulturnense ci dice che l'abate Ilario (1011 - 1044) fece rinnovare tutta la decorazione pittorica dell'edificio. Di questo originario corredo decorativo rimangono pochissime tracce, leggibili nella parte terminale, verso l'abside, della navata nord, dove si leggono i resti di due pannelli a motivi geometrici.

Alessandro Luciano

 

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