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A cavallo tra X e XI secolo alla basilica di San Vincenzo Maggiore fu anteposto un atrio di forma quadrata, circondato da tre ali di portici e scoperto al centro. Il tipo di atrio circondato da bracci porticati, detto in latino "paradisus", è un elemento architettonico di ascendenza paleocristiana che sembra godere di particolare fortuna nell'architettura dell'Europa occidentale in epoca ottoniana.
Il braccio ovest dell'atrio del San Vincenzo Maggiore, quello a ridosso della facciata, fu adibito ad area cimiteriale per la sepoltura dei monaci. File di sarcofagi in lastre di tarvertino vennero sistemati in quest'epoca per ospitare le spoglie di quella parte della comunità vulturnense che aveva ripreso a vivere nell'antico monastero, e vi fu anche ricollocata la tomba di un abate del IX secolo, Talarico, che aveva seguito l'edificazione della chiesa, all'inizio del IX secolo.
L'interno delle casse era intonacato sui lati, e in due casi, relativi a
sepolture disposte davanti alla porta d'entrata, sull'intonaco fu anche eseguita
una decorazione a fresco riproducente croci e, in un caso, su uno dei lati corti
della cassa, un cespuglio fiorito.
Il fondo delle casse è pavimentato con mattoni di recupero che, in alcuni casi,
appaiono forati per consentire un rapido deflusso dei liquidi di decomposizione
del corpo del defunto e permettere quindi la possibilità di riutilizzare il
sepolcro per una seconda deposizione. Il che effettivamente è avvenuto in più
casi.


Sotto l'abate Ilario (1011-1044), di fronte all'entrata della chiesa, si costruisce una torre alta intorno ai venticinque metri, probabilmente con funzione di campanile, le cui impressionanti fondamenta, di oltre un metro e mezzo di spessore, sono ancora visibili. La torre era aperta sul davanti da un arco, che permetteva di transitare verso l'entrata della chiesa ed ai suoi lati vengono erette altre due torri, probabilmente più basse.
Questa imponente struttura a tre torri, detta in latino triturrium, ha a sua
volta precisi riferimenti nell'architettura delle chiese francesi e soprattutto
tedesche del tempo. La moda di rendere più monumentale l'accesso alla chiesa si
diffonde anche in Italia in questo periodo. Basti pensare che, grosso modo
contemporaneamente a San Vincenzo al Volturno, si costruiscono analoghi
avancorpi anche davanti alle chiese dei monasteri di Farfae Subiaco (dove ancora
si possono osservare)e a Montecassino.
All'atrio si accedeva mediante una scalinata monumentale di cui resta il primo
gradino, costituito da grandi blocchi di marmo romani di riutilizzo.
Alessandro Luciano