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Laboratori

Laboratorio informatico - Gli archivi relazionali

Figura 1
Figura 1

La gestione della documentazione schedografica, prodotta dalla ricerca archeologica, relativa tanto alla stratigrafia (Schede US, Schede USM etc..) quanto ai reperti (RN, TMA etc.) avviene attraverso il loro inserimento in basi di dati (databases) ovvero degli archivi informatizzati realizzati ad hoc.
Un database si fonda sulla possibilità di strutturare i dati organizzando le informazioni in campi. Tutti i dati relativi ad un'unità stratigrafica sono, cioè, organizzati in una serie di "voci" predefinite (consistenza, dimensioni, definizione stratigrafica, definizione interpretativa, metodo di scavo etc.). L'insieme dei dati relativi ad una US costituirà una scheda definita record.

Ogni scheda è strutturata in una serie di pagine che consentono l'archiviazione di un maggior numero di dati, organizzandoli in categorie. La scheda US avrà, quindi, una pagina per i dati stratigrafici e descrittivi, una per i rapporti stratigrafici, una per i reperti e così via.
Questi singoli archivi, strutturati in modo da poter accogliere tutti i dati presenti sulla scheda, non si presentano come unità slegate fra loro ma si organizzano, attraverso una serie di relazioni, in un insieme più complesso definito "archivi relazionali".

Figura 2
Figura 2

Le relazioni legano gli archivi fra loro utilizzando come cardine centrale della struttura l'archivio delle unità stratigrafiche (US Fig. 1) e disponendo attorno ad esso tutti gli altri database. Le relazioni, fondate su campi che, in database diversi, presentano lo stesso valore, consentono di compilare le schede rapidamente ed in maniera sicura (basta, infatti, inserire un numero di US nella scheda di un reperto per ricevere automaticamente dalla scheda tutti gli altri dati) e consultare i dati in maniera fluida spostandosi rapidamente da un archivio all'altro. Consultando una scheda di US, ad esempio, è possibile consultare dei riassunti, visualizzati in quello che si definisce un portale, delle schede di RN (reperto notevole) e TMA ( Tabelle dei Materiali archeologici) valutando la possibilità di visionare le schede intere, cliccando sui riassunti (Fig. 2). Allo stesso modo, consultando una scheda RN è possibile passare alle schede specifiche dei materiali che approfondiscono degli aspetti che non troverebbero spazio sulla scheda generale. (Fig. 3.)

Figura 3
Figura 3

Oltre alla vista in schede è possibile consultare i dati in altre modalità, a seconda delle esigenze, quali le tabelle (Fig. 4) che consentono una visione di insieme e le liste che permettono di restringere i dati visualizzabili esclusivamente a quelli essenziali.
La gestione di grandi quantità di dati attraverso i databases, consente di velocizzare le operazioni di ricerca che richiederebbero enormi quantità di tempo, considerando che a San Vincenzo al Volturno sono state scavate circa 10.000 unità stratigrafiche e conservati oltre 6.000 reperti notevoli, ma i vantaggi sono molteplici: i dati informatizzati occupano uno spazio ristretto, possono essere trasferiti, con facilità, da una macchina all'altra (anche su notebooks da portare sul cantiere) e si possono eseguire, rapidamente, copie di sicurezza su dispositivi mobili quali CD, DVD e memorie esterne.

Figura 4
Figura 4

Gli archivi relazionali utilizzati attualmente nei laboratori di San Vincenzo al Volturno sono stati sviluppati dal L.I.A.A.M. dell'Università di Siena mentre è in fase di sviluppo una nuova piattaforma realizzata sulla base delle esigenza della ricerca archoelogica maturate negli ultimi anni.


 

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