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Laboratori

Laboratorio di restauro

Laboratorio di restauro

Il laboratorio di restauro dei reperti archeologici, così come è attualmente strutturato, ha cominciato ad operare nel 2001 ed è ormai parte integrante del programma di ricerca, conservazione e valorizzazione dell'imponente complesso archeologico dei resti dell'abbazia di San Vincenzo al Volturno.

L'affinata sensibilità nei confronti della conservazione del patrimonio, associata ad una sempre maggiore attenzione e fedeltà alla normativa vigente, hanno fatto sì che archeologi e conservatori che qui operano concepissero il laboratorio di restauro come un'entità dinamica, mobile, capace di adattarsi in tempi rapidi all'evolvere dello scavo archeologico, nella consapevolezza che la conservazione comincia nel momento della messa in luce del reperto. In quest'ottica il laboratorio realizza, in concomitanza con lo scavo archeologico, direttamente sul cantiere, tutta una serie di interventi, finalizzati alla migliore conservazione sia dei reperti mobili che immobili, che vanno dal microscavo alla costruzione di casseforme per il trasporto il laboratorio di reperti fragili, dal controllo della crescita biologica al consolidamento provvisorio.

In laboratorio i reperti metallici vengono puliti meccanicamente con specilli e bisturi. Una ulteriore rifinitura della pulitura viene eseguita con frese, mole e spazzole montate su microtrapani per odontoiatria. Questa fase del restauro, molto laboriosa e delicata, viene condotta esclusivamente con l'ausilio dello stereomicroscopio. Dopo le operazioni di pulitura i reperti in bronzo e ferro vengono sottoposti al trattamento di inibizione della corrosione ed eventualmente assemblati.

Laboratorio di restauro

Gli oggetti in ceramica o in pietra, dopo un pulitura preliminare effettuata in magazzino, vengono anch'essi sottoposti a restauro che prevede operazioni di pulitura sia chimica che meccanica, consolidamento e, se necessario, il riassemblaggio degli oggetti frammentati.
La compilazione di una scheda di restauro relazionata al database generale dello scavo e la documentazione fotografica integrano il lavoro di restauro di ogni singolo oggetto.
In questi tre anni, sono stati sottoposti a restauro oltre 700 reperti notevoli, dal capitello romano in marmo al chiodo in ferro, dalla moneta in bronzo al vasellame ceramico.

Attualmente il laboratorio costituisce anche un significativo riferimento didattico per i corsi di laurea in Conservazione dei Beni Culturali e in Diagnostica e Restauro della nostra Università oltre che per tutti coloro che volessero approfondire le proprie conoscenze nel campo del restauro dei Beni Archeologici.

Luigi De Turris

 

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