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Ricerca archeologica

Lo scavo delle sepolture

Fig. 1: Pianta di una tomba a cassa, da San Vincenzo al Volturno
Fig. 1: Pianta di una tomba a cassa, da San Vincenzo al Volturno

Le necropoli costituiscono una delle principali fonti di informazione per lo studio delle società antiche; scavare resti scheletrici umani, tuttavia, richiede una grossa attenzione e una certa esperienza, considerata la fragilità delle ossa umane.
Il materiale osseo può presentare, al momento del rinvenimento, un degrado di maggiore o minore entità, dovuto a diversi fattori: il crollo della struttura funeraria può portare alla fratturazione dello scheletro; un terreno troppo acido può causare il degrado della parte minerale od organica delle ossa, mentre un suolo alcalino ne facilita la conservazione. A compromettere la conservazione dello scheletro, inoltre, intervengono le infiltrazioni d'acqua, l'umidità presente all'interno della sepoltura e l'azione degli animali fossori, quali i roditori.
Sulla base di queste considerazioni, è importante sottolineare che la conservazione inizia sullo scavo e che qualsiasi recupero o intervento sbagliato può pregiudicare irreversibilmente il lavoro di ricerca, causando la perdita di dati.

 

La strumentazione

Nel corso dello scavo di una sepoltura sono necessari una serie di strumenti che abitualmente non fanno parte della normale dotazione dell'archeologo. Oltre alla trowel si utilizzano specilli in acciaio per uso dentistico, bisturi dotati di un'ampia serie di punte, spazzolini e pennelli con setole più o meno lunghe e rigide, spatole e stecche in legno, forbici o tronchesine per tagliare le radici.
Molto utile, ma difficilmente disponibile in cantiere, può essere un aspiratore elettrico, del tipo utilizzato per la manutenzione delle vetrine museali; esso consente un'aspirazione localizzata e delicata del sedimento smosso, permettendo di lavorare in un'area sempre pulita.
Per quanto riguarda la strumentazione necessaria ad un primo intervento di studio, è utile disporre di una tavola osteometrica che consente il rilevamento della lunghezza delle ossa degli arti e di un calibro per poter eseguire precise misurazioni.

 

Lo scavo

Per individuare una fossa tombale bisogna innanzitutto notare i visibili contrasti di colore che differenziano la terra di riempimento della fossa stessa dallo strato circostante; una volta effettuata questa operazione, si procede alla messa in pianta quotata e alla documentazione fotografica, prima di intervenire per esporre lo scheletro o, nel caso in cui esista, la copertura.
Successivamente, la terra di riempimento che ricopre lo scheletro deve essere rimossa omogeneamente, a straterelli di circa 1 cm. di spessore, avendo cura di usare la massima delicatezza poiché, in ogni momento, potrebbero comparire resti ossei o oggetti di corredo. È utile, in questo caso, pulire costantemente, con un pennello a setole morbide, il tratto di terra smosso. Una volta riportati alla luce i resti scheletrici si procede, mediante l'uso di bisturi e specilli, a rimuovere la terra che circonda e ricopre le ossa. Ogni volta che si giunge a scoprire un oggetto o un frammento, esso deve essere numerato e posizionato in pianta, definendone l'ubicazione mediante tre coordinate: due orizzontali ed una verticale. Compiuta questa operazione si prosegue asportando la terra, come indicato sopra, senza togliere l'oggetto (o frammento). Solamente quando l'oggetto è stato scoperto completamente, e si è giunti al suo piano di giacitura, si effettua la documentazione fotografica, dopo di che il pezzo può essere rimosso.
Nel caso in cui si decida di procedere al prelievo di campioni di osso per analisi chimiche o molecolari, si consiglia di effettuare l'operazione non appena esposta l'area interessata e ancor prima di iniziare la pulizia; l'osso, o un suo frammento, va recuperato indossando guanti e strumenti sterili.

 

La documentazione grafica e fotografica

Dopo aver messo in evidenza i resti scheletrici, si effettuano i rilievi fotografici in posizione zenitale e i disegni in scala 1:10 o, nel caso sia necessario documentare dettagli significativi (ad esempio un rapporto non casuale tra un segmento scheletrico e un oggetto di corredo), in scala 1:5 (figg. 1-2). In questa fase è necessario porre particolare attenzione a vari elementi: la posizione del corpo, l'orientamento della testa, la posizione degli arti inferiori e superiori, le ossa presenti e mancanti. Per descrivere queste caratteristiche può essere utile impiegare la scheda antropologica predisposta dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, dove si possono segnare con un tratto di matita le ossa presenti. Una volta terminate le operazioni di esposizione dello scheletro ed effettuati i rilievi grafici e fotografici, si passa ad un'altra fase particolarmente delicata: quella del recupero.

 

Il recupero dello scheletro

Fig. 2: Rilievo di una sepoltura
Fig. 2: Rilievo di una sepoltura

L'osso esposto in tutta la sua estensione va liberato progressivamente dal terreno circostante, sino al completo distacco del substrato. In questa fase è importante non lasciare esposto per troppo tempo lo scheletro all'irraggiamento diretto, in quanto l'eccessiva esposizione alla luce solare provoca la perdita della componente acquosa presente nelle ossa. Quindi, nell'eventualità fosse necessario mantenere lo scheletro esposto qualche giorno in situ, sarà opportuno proteggerlo con temporanee coperture leggere, come i teli trasparenti.

Normalmente, dopo aver compiuto le operazioni di scavo e documentazione della tomba e dell'inumato/i, si passa al recupero delle ossa; esse devono essere riposte in casette contenitori, avendo cura di segnare sugli appositi cartellini di scavo le informazioni sul sito, sull'US, il numero della tomba, la data ecc. Se la sepoltura è costituita da più individui in connessione anatomica è consigliabile denominare ciascun individuo con una lettera minuscola successiva al numero di tomba (es. 1a, 1b, 1c).
Terminata la pulizia della fossa, non resta che eseguire il rilievo planoaltimetrico della tomba e delle sezioni, inserendo poi il rilievo nella planimetria quotata dell'intera necropoli e indicando con una piccola freccia l'orientamento del cranio.

Rosaria Monda

 

 

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