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Classi materiali

Reperti epigrafici

Nella primavera del 2001 è stato rinvenuto presso lo scavo del monastero di San Vincenzo, un frammento di laterizio, attribuibile alla prima metà del secolo IX, che ha permesso di effettuare una nuova e più puntuale raccolta di dati e studi sull'epigrafia dell'intero complesso monasteriale. Ad una pulitura della superficie, il laterizio si è rivelato essere un prezioso reperto, non solo sotto il profilo archeologico, ma anche sotto il profilo grafico: su di un solo lato, incisi in fitte righe, si incontrano testi eseguiti in minuscola beneventana e in maiuscola, quest'ultima perfettamente eseguita in capitale raddoppiata nel tratteggio e di tipo librario, unitamente a sistemi di tipo maiuscolo epigrafico.

Il frammento riunisce in sé, in modo del tutto involontario, tutte le scritture utilizzate presso il monastero di San Vincenzo al Volturno fin dalla metà del secolo VIII. Sotto il profilo epigrafico, la produzione vulturnense conosce 4 fasi: il primo periodo di sviluppo della scrittura, cronologicamente collocabile tra seconda metà del sec. VIII e IX sec. in., è caratterizzato dalla prevalenza di modelli scrittori librari (si veda ad esempio l'iscrizione di Ermecauso); il secondo periodo, che vede in pieno svolgimento la selezione dei modelli scrittori, può essere collocato entro la metà del secolo IX (esemplificative sono le scritture dei rotoli dei Profeti); il terzo, della canonizzazione piena, giunge fino alla seconda metà del secolo IX (rappresentato dalle splendide iscrizioni di Tamfrid e dell'abate Talarico), quando inizia il declino della scrittura epigrafica che raggiunge il culmine con la fine del sec. IX (si veda l'iscrizione funeraria eseguita su laterizio nei quadranti costituiti dai bracci di una croce).

Alla complessiva produzione epigrafica vulturnense sono da assegnare gli oltre 400 reperti laterizi (parte dei quali conservati ancora in situ nei pavimenti dei locali dello scavo stesso), gli oltre 200 reperti lapidei, cui vanno sommati i numerosi frammenti di iscrizioni pictae, allo stato attuale ancora da catalogare. Il complesso delle testimonianze epigrafiche non costituisce solo un nucleo di straordinaria importanza per la quantità numerica dei materiali pervenuti; esso, sotto il profilo qualitativo della scrittura utilizzata, si inserisce a pieno titolo nella grande tradizione scrittoria italo meridionale, consentendo di restituire al monastero vulturnense un ruolo di rilievo nello sviluppo della scrittura beneventana, al pari del monasteri di Montecassino e alla città di Benevento.

Lo studio, catalogazione ed inventariazione dei materiali epigrafici è curato da Flavia De Rubeis (Università degli studi di Venezia Ca' Foscari), con la collaborazione di Elena Banterla (Verona).

 

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