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Tra le diverse tipologie di reperti provenienti dallo scavo, gli affreschi costituiscono certamente la categoria di materiale che meglio rappresenta le fasi attraverso le quali, dalle origini (fine del VII- inizi dell'VIII secolo) al declinio (seconda metą dell'XI secolo), si svolse la storia di questo grande e prestigioso complesso monastico. Tra i numerosi brani pittorici ancora in situ e la grande quantitą di frammenti di intonaco dipinto conservata in laboratorio č possibile, infatti, coprire un arco temporale di circa tre/quattro secoli, ripercorrendo da un lato la storia del monastero, dall'altro le tappe evolutive che segnarono gli sviluppi della pittura altomedievale in Italia.

La testimonianza pittorica pił antica č costituita dai frammenti appartenenti
all'altare dipinto di VIII secolo, provenienti dalla chiesa Sud, nell'area
cosiddetta del San Vincenzo Minore.
All'epoca delle grandi trasformazioni (prima metą del IX secolo), invece,
appartiene la maggior parte degli affreschi eseguiti nel corso degli interventi
di ampliamento e ristrutturazione promossi dai tre abati-committenti che si
successero, in quegli anni, alla direzione del cenobio: Giosuč, Talarico ed
Epifanio. Tra le pitture ancora visibili sullo scavo ricordiamo, innanzitutto,
quelle che ricoprono i basamenti della cripta anulare fatta costruire da Giosuč
(792-817) nella chiesa madre del San Vincenzo Maggiore (figg. 1-2), ciņ che
resta della cosiddetta parete dei Profeti nell'area a ridosso del grande
refettorio e la cripta di Epifanio, ampiamente nota agli studiosi e al vasto
pubblico di visitatori (figg. 3-4). Questa in particolare, datata agli anni
824-842 (al tempo dunque dell'abbaziato di Epifanio, ritratto nella cripta col
nimbo quadrato), costituisce un termine cronologico di grande importanza
soprattutto in riferimento alle manifestazioni pittoriche prodotte negli stessi
anni in altri contesti culturali d'Italia.

Agli affreschi ancora conservati in situ si aggiunga la grossa mole di materiale conservato in laboratorio, sistematicamente indagato dal punto di vista delle analisi diagnostiche e degli approfondimenti storico-artistici, condotti sulla base di precisi programmi di ricerca stabiliti all'interno della stessa attivitą laboratoriale. Il lavoro di ricomposizione ha consentito la lettura di interi brani pittorici, fornendo una serie di informazioni necessarie all'individuazione dei registri formali e decorativi che caratterizzano gli stili pittorici e differenziano le fasi di intervento. E' il caso, ad esempio, della recentemente ricomposta "Teoria di abati" che, databile alla prima metą dell'XI secolo, ha condotto a nuove riflessioni in merito al riconoscimento di alcuni dei modelli iconografici che definirono i percorsi della pittura italiana durante i secoli del primo Medioevo.

Si evidenzia in questo modo una stretta connessione tra i risultati delle attivitą operative applicate in laboratorio e i percorsi intrapresi nel campo nella ricerca scientifica. A prescindere dagli indirizzi specifici, lo studio delle problematiche di carattere storico-artistico sono rivolte essenzialmente ad assegnare alla produzione pittorica volturnense una chiara collocazione nell'ambito del vasto contesto artistico dell'Italia (S. Sofia a Benevento, S. Procolo a Naturno, S. Clemente e S.M. Antiqua a Roma etc.) e dell'Europa altomedievale (S. Giovanni Müstair, S. Benedetto di Malles, St. Germaine Auxerre etc.). Allo stato attuale le indagini rivolte in questo senso si impostano sull'identificazione di ciascuna delle diverse componenti riconoscibili all'interno delle opere di San Vincenzo, anche in virtł della posizione geografica e della storia del monastero. Si tratta, infatti, di prendere in esame un contesto artistico che, agli albori della dominazione carolingia in Italia, gravitava all'interno di un territorio che per ancora due secoli sarebbe rimasto longobardo (Ducato di Benevento), fungendo, in tal modo, da catalizzatore di influenze e orientamenti estetici di diversa provenienza.
Lara Catalano