Comune Castel San Vincenzo Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise Università degli Studi Suor Orsola Benincasa - Napoli 

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Classi materiali

I sectilia di San Vincenzo al Volturno

Navata del San Vincenzo Maggiore: particolare del pavimento
Navata del San Vincenzo Maggiore: particolare del pavimento

La ricchezza materiale e la doviziosa cura con cui dovettero essere scelti i materiali tesi ad arricchire il complesso monastico, trova una delle più importanti manifestazioni nella tecnica dell'opus sectile che proprio a San Vincenzo, in maniera più diffusa e attenta che altrove, fu messa in essere dai maestri cosmateschi.
Indicatore di diversi aspetti anche economici e sociali, oltre che materiali, l'utilizzazione delle tessere marmoree per la pavimentazione di edifici ecclesiastici esprime in modo chiaro il gusto e le decisioni della committenza.
Il ritrovamento in situ di grandi parti di pavimentazione originaria, rappresenta un fondamentale aiuto per la ricostruzione architettonica ed ornamentale di alcuni edifici pertinenti al complesso.



Crusta romboidale in marmo bianco
Crusta romboidale in marmo bianco

Grazie ad una meticolosa archiviazione e al riconoscimento tipologico dei circa 23000 frammenti marmorei, cui si è arrivati solo dopo aver riletto i dati di scavo relativi a tutte le campagne che hanno interessato il sito, siamo in grado di immaginare, a grandi linee, l'originale pavimentazione che attribuiva agli edifici sanvincenziani un meraviglioso aspetto cromatico.
Un ulteriore ed interessante dato lo si trae a partire dal riconoscimento delle tessere marmoree, per ribadire, se ancora ce ne fosse bisogno, che il riutilizzo di materiali fu una pratica intensissima qui nel complesso monastico. Le pratiche di reimpiego di importanti lastre marmoree furono finalizzate alla coperture pavimentale di buona parte delle strutture che compongono il sito.



Navata del San Vincenzo Maggiore: particolare del pavimento
Navata del San Vincenzo Maggiore: particolare del pavimento

Di certo l'area di San Vincenzo Maggiore doveva essere interamente decorata da crustae geometriche che realizzavano, in modo preciso e con una grande perizia tecnica, degli incroci e dei disegni mirabili.
Tra le migliaia di frammenti, catalogati e ora conservati nei locali del laboratorio reperti di Castel San Vincenzo, si riconosce un po' tutto il caleidoscopio di forme in uso in Italia nel periodo tardoantico/altomedievale.
La scelta di abbinare all'interno di un ordinato disegno geometrico, tessere di porfido rosso e di giallo antico di Numidia al candore del marmo bianco denota un gusto e un'intraprendenza costruttiva che, giovandosi anche della ricchezza dei materiali disponibili, espleta a San Vincenzo il suo massimo tecnicismo.
La gran quantità di forme messe in essere dalle maestranze non esclude nessun disegno geometrico.

Crusta esagonale in marmo africano
Crusta esagonale in marmo africano

Gli intagliatori assicuravano ad ogni pezzo una misura ed una forma ben precisa che trovava la sua giusta collocazione nel disegno preparatorio pavimentale evidente, tra l'altro, nella navata centrale di San Vincenzo Maggiore dove resta visibile traccia di parte della sinopia che i maestri dovevano stendere prima della posa delle crustae.
Dal rilievo delle forme preparatorie e dal riconoscimento dei frammenti (molti dei quali sono integri al 100%) si ricava tutta una serie di figure che assicuravano agli edifici una sicura armonia cromatica.
Le forme geometriche prevalenti sono quelle triangolari e quadrangolari, ma non mancano quelle esagonali, pentagonali, circolari, semicircolari, a losanga, romboidali e a parallelepipedo; varietà più diffuse, ad eccezione dei classici marmi bianchi e grigi a grana fine o doppia, sono i numerosissimi porfidi (verdi o rossi), le diverse varietà del giallo antico (brecciato e numidico), dei graniti (grigio, rosso e della sedia di San Pietro), le numerose portasanta (quella cosiddetta cerulea e la carnicina le più frequenti), i coloratissimi pavonazzetti, i severi africani senza escludere il cipollino, l'alabastro, la breccia corallina, il grechetto, il rosso antico, il verde antico, il nero antico, lo scritto A e B, il proconnesio e talvolta anche qualche laterizio o pietra locale forse nel tentativo di sostituire qualche marmo venuto via col tempo.

Filippo Petti
Gianluca Santangelo

 

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