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Con la definitiva conquista romana si assiste ad un progressivo mutamento dell'assetto insediativo dell'Alta Valle del Volturno. I dati archeologici relativi a questa fase di transizione non sono ancora particolarmente abbondanti, ma sembra che un tessuto di fattorie si sia impiantato nelle zone di fondovalle più favorevoli all'agricoltura. Il periodo imperiale vede il consolidarsi di questo tessuto insediativo sparso, probabilmente connesso a insediamenti di tipo vicano, cioè costituiti da villaggi.Vere e proprie ville rustiche si sviluppano in questo periodo nelle posizioni ambientalmente più favorevoli, come è il caso di quella situata in località Castelvecchio Santa Maria degli Angeli in comune di Montaquila.
Le indagini archeologiche condotte nel 2004 in quest'area, hanno rivelato la presenza di un sito di particolare interesse storico artistico confermando, tra l'altro, i dati già ottenuti dai sondaggi e dalle ricognizioni sul territorio avvenute nel 1996.

L'intervento eseguito nel 1996, è consistito nella ricognizione complessiva
dell'intera area oggetto della ricerca. I primi livelli della stratificazione
archeologica sono risultati totalmente manomessi dai continui sterri operati
nell'area e, dunque, per i primi 20 centimetri di profondità non è stata
evidenziata alcuna sequenza stratigrafica. Nonostante ciò, ad una profondità di
circa 50 centimetri, sono stati individuati due tratti murari orientati E W e
numerosi reperti, tra cui laterizi, ceramica, marmo, due grossi blocchi
parallelepipedi in marmo bianco, uno dei quali presenta una scanalatura a forma
di "L" probabilmente relativa al battente di una porta e, non da ultimo, un
busto acefalo virile di togato in marmo, databile al I secolo d.C, cui si
associano i risultati desunti dalla ricognizione che abbracciano un arco
cronologico compreso tra I e V sec. d.C. e tra VIII e XI secolo. Nel 2004 la
Soprintendenza Archeologica di Campobasso, in collaborazione con il Comune di
Montaquila e l'Universitd degli Studi "Suor Orsola Benincasa di Napoli" ha
avviato una nuova campagna di scavo del sito dove è stata ipotizzata
l'ubicazione dell'antica Chiesa di Santa Maria degli Angeli.
Nel complesso sono emerse ben sei strutture murarie di cui quattro con andamento
E W e due con orientamento N S. I quattro muri che corrono in senso E W si
possono dividere in due gruppi costituiti ciascuno da due strutture murarie che
corrono parallelamente (E W) ad una distanza di circa 50 cm. l'una dall'altra.
Tra il primo ed il secondo gruppo stata calcolata una distanza di ca. 6 metri.

Nell'ambito dei due gruppi sono riscontrabili due tecniche costruttive
differenti sia per tipologia che per cronologia. La fase più antica è
rappresentata dai muri costituiti da due cortine murarie che rivestono il nucleo
cementizio composto da un impasto a base di malta con inclusi scampoli di pietra
e frammenti di laterizi. Ad un periodo successivo appartengono le strutture
murarie realizzate con conci di pietra di media dimensione e frammenti di
laterizi, disposti su filari ad andamento sub orizzontale e legati da abbondante
malta piuttosto compatta.
I muri più antichi sono situati rispettivamente alle estremità N e S del limite
del saggio che corrisponde con i lati lunghi della particella catastale, mentre
le strutture più tarde si inseriscono all'interno dell'area delimitata dai muri
più antichi creando uno spazio di poco più stretto, nel quale si collocano i due
muri orientati N S che si distinguono tra loro per tecnica costruttiva. Il più
recente dei due è costituito da materiale lapideo di forma irregolare legato da
un impasto di malta steso in modo disomogeneo lungo l'intera struttura. In
particolare, è stato rilevato l'uso di frammenti di decorazione architettonica
tra cui un rocchio di colonna a fusto scanalato.

Nell'area delimitata da queste strutture sono state individuate ed indagate
alcune sepolture, di cui una ha restituito due monete in bronzo, databili al
XIII secolo. Oltre alle sepolture, con I'asportazione degli strati superficiali,
sono stati messi in luce lacerti di battuto pavimentale ascrivibili ad una fase
tarda d'uso di questi spazi di cui, allo stato attuale della ricerca, è
assolutamente prematuro formulare ipotesi circa la loro destinazione d'uso.
Difatti, con I'asportazione degli strati di superficie, si è potuto constatare
da una parte 1'estensione dei muri orientati est/ovest oltre i limiti della
particella 215 in direzione est, dall'altra la loro appartenenza a fasi
cronologiche e ad una differente funzione d'uso. A ciò, si aggiunga il recupero
di una quantità consistente di affreschi, distinguibili in due gruppi e
afferenti l'uno alla fase imperiale e I'altro a quella altomedievale.

Anche i reperti archeologici, recuperati dagli strati indagati e consistenti
in frammenti di vetro, monete in bronzo, frammenti di ceramica databili ad un
arco cronologico che dal I sec. d. C. si estende almeno fino all'XI secolo,
frammenti di trabeazione in pietra calcarea, lastre marmoree di forma
triangolare e frammenti in marmo, sembrano confennare l'ipotesi di un
insediarnento di età romana con continuita di vita nell'alto medioevo e con ogni
probabilità per tutto il medioevo.
L'acquisizione di questi dati permette di ipotizzare la presenza di numerose
strutture murarie e, dunque, di ambienti che hanno funzionato in periodi
cronologicamente distanti tra loro, con funzioni diversificate e,
presumibilmente, senza soluzioni di continuità, che indicano un'importanza
fondamentale per la storia dell'intero insediamento e della storia del
territorio di Montaquila.
Maria Gabriella Florio