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Il sito di Colle San Magno sorge sulla cima del Monte Asprano, a circa 750 m.
s.l.m. da dove domina tutta la Media Valle del Liri.
Le poche informazioni storiche di cui disponiamo ci rimandano all'XI secolo,
periodo della fondazione di un primo nucleo insediativo ad opera di un gruppo
proveniente dal vicino villaggio di Castrum Coeli.
Probabilmente l'insediamento è stato oggetto di contesa sin dalle origini, tra
la vicina Aquino e Capua; poco prima del Mille il sito viene donato all'Abbazia
di Montecassino.
Nel XVI secolo si registra invece, una fase di abbandono e il passaggio sotto
l'influenza del duca Giacomo Boncompagni. In questo periodo forse l'abitato si
sposta ad una quota più bassa, dove tuttora si estende l'attuale paese di Colle
San Magno.

Oggi sono visibili i resti del mastio a sud dell'altura, alcuni tratti del sistema difensivo della rocca con alcune torri di diverse tipologie ed una torre all'estremità nord che guarda verso il vicino villaggio di Roccasecca.
La campagna di scavo in questo sito è stata svolta nei mesi di Ottobre e Novembre del 2003, su incarico del comune di Colle San Magno e rientrava in un più ampio progetto finalizzato alla creazione di un vero e proprio parco archeologico dell'area.
In seguito alle consuete battute topografiche e fotografiche di tutta l'area compresa sulla sommità del colle, si è deciso di aprire un saggio di metri 5,80 di larghezza e 8,40 circa di lunghezza, all'estremità nord dell'altura. La scelta di operare in questa zona, piuttosto che nell'area del mastio, è stata motivata dalla presenza di un'imponente struttura turrita a pianta semicircolare che doveva in origine dominare su gran parte della valle sottostante.
Il saggio ha permesso di portare alla luce una complessa sequenza di strutture che doveva far capo ad un primo imponente edificio turrito di pianta rettangolare, al quale dovette essere aggiunta una seconda torre di pianta semicircolare, il cui muro perimetrale poggia su di una sorta di pianerottolo.
Simultaneamente all'attività di scavo è stata portata avanti anche un'attenta campagna di rilievo, allo scopo non solo di fornire una completa planimetria del sito, ma soprattutto di individuare ed interpretare le numerose fasi edilizie.

Il nucleo originario era costituito probabilmente da un edificio a pianta
rettangolare fondato direttamente sulla roccia. Tale struttura presenta una
volta a botte che copre un piano interrato.
In due momenti successivi a questo edificio vengono aggiunti due contrafforti.
Questo primo nucleo dovette poi essere racchiuso in una seconda cinta muraria,
che costituisce tuttora il complesso di rovine meglio conservate. Tale sistema
di difesa, privo di torri ma interessato da numerose feritoie, racchiude il
mastio descrivendo un perimetro poligonale irregolare. Sul versante orientale i
paramenti interni sono interessati da numerosi fori a distanza regolare e
riseghe a diverse altezze che fanno ipotizzare la presenza di almeno due piani
calpestabili.
Ad una quota inferiore rispetto a questo sistema di mura, si scorge un ulteriore
circuito difensivo, leggibile solo per alcuni tratti. Tale circuito, munito di
torri semicircolari e rettangolari, sembra racchiudere tutta la sommità del
monte, ed insieme alla torre semicircolare posta all'estremità sud,
probabilmente va inserito nelle ultime fasi di vita del sito.

Tutte le strutture analizzate sono state realizzate in pietra calcarea
locale, impiegata in bozze di medie e piccole dimensioni, eccezion fatta per la
seconda cinta muraria, che presenta anche grossi blocchi, quasi sicuramente di
reimpiego e provenienti da una precedente cinta.
L'impiego di questo materiale, la sua lavorazione appena accennata e la messa in
opera poco accurata, rappresentano caratteristiche alquanto diffuse nel Lazio
meridionale in età medievale.
Probabilmente il mastio di Castrum Coeli doveva essere inserito all'interno di un ben più vasto circuito di torri, originariamente isolate e collocate in posizioni strategiche a controllo del territorio e successivamente integrate in complessi difensivi più articolati. Le sue caratteristiche strutturali, infatti, quali ad esempio la presenza di un vano inferiore con volta a botte e piano superiore forse adibito a guarnigione, si riscontrano in altre strutture simili di aree limitrofe.

Di pari passo con la campagna di scavo e l'attività di rilievo, è stato
possibile analizzare anche i numerosi reperti ceramici portati alla luce.
La maggior parte di questi reperti è pertinente a forme chiuse, per lo più
relative a brocche ed anfore acrome, dipinte a bande rosse; ma non mancano
esempi di ceramica da fuoco. Quest'ultima classe è rappresentata soprattutto da
due tipi di olle, una di impasto rossiccio con fondo piano, parete sottile,
corpo globulare, orlo leggermente estroflesso (che trova confronti a Roma -
Crypta Balbi XI sec., a Tarquinia XI-XII, e Privernum XII-XIII); l'altra con una
variante del collo che appare estroflesso e leggermente sagomato (cfr. S. Sofia
e Altavilla Silentina, XII-XIII).
La classe maggiormente rappresentata è comunque quella dipinta a bande rosse,
caratterizzata da impasti ben depurati, pareti molto sottili e decorazioni a
tratti minuti molto precisi. L'abbondanza di questo materiale fa ipotizzare la
presenza di produzioni locali che producono decorazioni molto standardizzate.
E' stato poi rinvenuto un unico frammento di invetriata ed uno di proto-maiolica
pertinente una ciotola, nonché un piccolo frammento di graffita in argilla
rossiccia.
L'analisi di tali materiali ha quindi permesso di ipotizzare un arco cronologico
che si estende dal tardo XII secolo fino al XV secolo, con una certa prevalenza
di materiale ascrivibile al XIII e XIV.
Alessia Frisetti