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L'indagine archeologica presso il sito cosiddetto di San Mandato in località Calvisi, Comune di Gioia Sannitica (CE), ha avuto inizio il giorno 5 agosto 2005, a seguito del ritrovamento fortuito di quattro tombe nella fascia di terra antistante la piccola chiesa da cui l'area prende il nome. La direzione scientifica delle ricerche è stata affidata al Prof. Federico Marazzi, docente di Archeologia Medievale presso l'Università degli studi di Napoli Suor Orsola Benincasa. L'attività di scavo è stata, invece, gestita dalla scrivente.

La chiesa, di antiche origini, ma difficilmente databile, negli ultimi anni è stata oggetto di pesanti ristrutturazioni che hanno obliterato completamente le tracce della costruzione originaria. Gli abitanti del luogo, che serbano memoria delle antiche vestigia, ricordano un'antica struttura cultuale mononave, orientata in direzione est/ovest, con un'abside semicircolare ad est ed un'entrata laterale, posta a sud. L'antico edificio era affrescato e pavimentato in laterizi ma di queste evidenze non esiste oggi alcuna traccia.

Durante gli ultimi lavori di ristrutturazione che hanno interessato l'area
antistante l'odierna entrata, posta ad occidente, volti a rendere accessibile la
chiesa ai fedeli, sono state scoperte quattro sepolture, quasi del tutto
asportate dalla ruspa e svuotate dei resti scheletrici.
Sin dal primo sopralluogo è risultato evidente, esaminando la sezione creatasi a
seguito dei lavori, che sopra le tombe vi erano solo strati di abbandono e un
grosso strato di humus alto circa 1,5 m.
Il prosieguo dell'indagine archeologica ha poi rilevato la presenza di altre
otto sepolture oltre a quelle originariamente individuate. In totale, quindi, le
inumazioni scavate, analizzando un'area di m. 10 x 2, sono dodici.
Le otto sepolture scavate sono tutte inumazioni singole in giacitura primaria
(solo la T9 e la T5 sembrano in giacitura secondaria), tagliate nel banco di
roccia naturale che degrada in maniera irregolare da nord a sud e seguono il
medesimo orientamento ovest-est.

I dati acquisiti durante gli scavi e la loro successiva elaborazione hanno
permesso di individuare tre diverse fasi di uso cimiteriale dell'area.
-Fase 1: tombe a fossa terragna non databili con precisione, tagliate o
obliterate dalle tombe di fase 2.
-Fase 2 (V-VII sec.): tombe a cassa, alla cappuccina e a fossa, disposte per
file parallele, con orientamento est-ovest.
-Fase 3 (VII-XII sec.): esiguo utilizzo dell'area cimiteriale; inserimento della
T5, della T6 e probabile costruzione dell'USM 2.
-Fase 4: abbandono dell'area e conseguente formazione dell'humus di superficie.

L'interpretazione di tutti i dati ha consentito di formulare alcune ipotesi
circa le vicende insediative del sito.
Si attesta innanzi tutto la presenza, a San Mandato, di un'area cimiteriale a
cielo aperto, con tombe orientate ovest-est ed utilizzate in un periodo compreso
fra V e XII sec..
Il rinvenimento di una considerevole quantità di ossa animali e materiale
combusto nell'US 6 che oblitera le tombe, consente di ipotizzare la pratica del
pasto funebre. Inoltre, la presenza di oggetti di corredo personale nelle
sepolture 5 e 9, nonché dell'obolo viatico nella T10 e nella T12, mostrano il
protrarsi di consuetudini pagane nel territorio calvisano anche in epoca tardo
antica, così come avviene in altri siti coevi come la vicina San Vincenzo al
Volturno.
È probabile inoltre che il cimitero subdivo rappresenti la fase tarda di
frequentazione di un abitato occupato sin dall'epoca tardo repubblicana, Lo
attesterebbero i frammenti di ceramica a vernice nera del II sec. a.C.,
recuperati durante una ricognizione di superficie, effettuata nei terreni
circostanti lo scavo, terreni sconvolti dalle intense attività agricole
caratterizzanti l'intero territorio di Calvisi.
Rosaria Monda