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A partire dal 1980, l'area archeologica di San Vincenzo al Volturno ha assunto, nell'ambito nazionale ed europeo, un ruolo di primaria importanza, diventando anno dopo anno un imprescindibile punto di riferimento, sia archeologico che artistico. Il sito costituisce, oggigiorno, un vero e proprio unicum, meritando l'appellativo di "Pompei del medioevo".
Una parte consistente del lavoro di ricerca svolto dagli archeologi a San
Vincenzo al Volturno, ha interessato lo studio e il riassemblaggio dei frammenti
pittorici rinvenuti. La maggior parte di essi proviene dall'US 3149, scavata tra
l'estate e l'autunno del 2001, nell'area denominata CL/W, settore nord, ambiente
WA.
La ricomposizione in sabbiera di questi frammenti pittorici ha dato come esito
la ricostruzione della parte centrale del motivo iconografico di una monumentale
croce latina gemmata. La struttura compositiva della croce è ricollegabile al
tema iconografico che campeggia nella decorazione dell'altare della Chiesa Sud
dell'area conosciuta come San Vincenzo Minore. I bracci della croce ricomposta
seguono un andamento rettilineo e ortogonale tra loro, e sono suddivisi in
riquadri, al centro dei quali è posizionata longitudinalmente una grossa gemma
dalla forma ovale divisa in due metà, colorate rispettivamente in azzurro e
rosso scuro. Collocata all'incrocio dei due bracci della figura principale, è
raffigurata un'altra croce, questa volta di tipo greco e patente, dal colore
dorato, al centro della quale è parzialmente visibile una gemma circolare, o
rubino, di colore rosso.

Il tema iconografico della croce gemmata si diffuse rapidamente durante il
regno di Costantino I (312-337), assecondando un programma di propaganda
iconografica ad hoc. Lo strumento di supplizio cristiano, in questo contesto
culturale, si trasforma in emblema della gloria di Cristo.
La ricomposta croce vulturnense è stata messa a confronto con manufatti prodotti
attraverso diversi generi artistici (oreficeria, mosaico, pittura, scultura),
tra la metà del IV e la prima metà dell'IX secolo, in cui il suddetto motivo
decorativo risulta raffigurato. L'indagine comparativa condotta ha permesso di
poter definire alcuni importanti aspetti riguardanti non solo la croce
vulturnense qui esaminata, ma anche di definire quale significato il tema della
croce gemmata abbia assunto nell'ambito della cultura carolingia. In virtù dei
confronti effettuati (ad esempio: la croce di Desiderio, il mosaico di S.
Pudenziana a Roma e S. Apollinare in Classe a Ravenna, le sculture di S.
Salvatore di Brescia, ecc.), si è potuta elaborare un'ipotesi di ricostruzione
grafica della ricomposta croce gemmata, immaginando due possibili soluzioni.



In definitiva, la "nostra" croce gemmata sembra ben inserirsi nel clima di "rinascita" che l'arte carolingia evidenziò fin dai suoi esordi. In modo particolare, l'esemplare vulturnense ci dimostra che, nel riprodurre tale soggetto iconografico, gli artisti carolingi riproposero il marcato rigore compositivo e la minuziosa cura dei particolari decorativi (sia pure con qualche variante prodotta dall'incontro nel corso dei secoli di tradizioni culturali tanto diverse tra loro) che erano stati tra i caratteri precipui degli esempi di epoca tardoantica.
Pasquale Raimo