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Il pannello, che occupa l'intera area della navata centrale, è composto da
ventisette cerchi annodati, di diverse dimensioni, contenenti dischi bordati da
cornici circolari in opus sectile a motivi geometrici. I cerchi, abilmente
disposti dal compositore, sono collegati da annodature multiple. Le zone
interstiziali tra un cerchio e l'altro sono fittamente campite con opus sectile
a piccoli motivi geometrici (figg. 2-5).
I materiali lapidei, chiaramente di reimpiego e caratterizzati da una
lavorazione piuttosto accurata, sembrano essere stati collocati in modo da
creare effetti cromatici molto contrastati come testimonia l'accostamento tra i
porfidi, il giallo antico, il portasanta, l'africano, ma anche tra le pietre
calcaree locali appoggiate sia ai marmi bianchi delle fasce e al palombino.
Il pavimento di Santa Restituta presenta somiglianze con alcuni pavimenti bizantini e dell'Italia centro-meridionale, tra cui quello di epoca desideriana della vicina Montecassino. Non si può fare a meno di sottolineare che il pavimento di S. Restituta offre un contribuito significativo per la conoscenza dell'evoluzione tecnica e stilistica delle pavimentazioni marmoree medievali in Italia meridionale.

L'indagine archeologica svolta in questi ultimi anni dalla Missione universitaria (2000-2001) ha riportato alla luce il piccolo monumento. Le unità stratigrafiche comprese nel perimetro murario hanno restituito numerosi elementi marmorei, integri o frammentari, ormai distaccati e confusi nel terreno, ma che un tempo costituivano il disegno del tappeto centrale e il lastrico delle navate. E' infine riemerso il massetto di allettamento con l'impronta dei sectilia e delle lastre. Alcune di esse attestano il riuso di materiali di spoglio e indicano, in certi casi, la relazione certa e diretta tra reperto e supporto.

La ricerca ha restituito un'opera sufficientemente integra e leggibile, ma distinta in due contesti, quindi fatalmente dissociata, evento che ha indotto gli studiosi e i tecnici ad elaborare un piano di intervento che perseguisse i seguenti obiettivi operativi:
Il restauro del massetto di allettamento e dei resti di pavimentazione distaccati e di quelli ancora presenti in sito.
Il riconoscimento della coincidenza dei sectilia rinvenuti con l'impronta del massetto.
L'elaborazione di un progetto per la ricomposizione del manufatto.
E che avesse le seguenti finalità tecniche, scientifiche e divulgative:
L'approfondimento delle conoscenze storico-artistiche e delle tecniche escutive.
La definizione di un idoneo metodo di ricomposizione del manufatto pavimentale.
L'impostazione di un corretto sistema di fruizione e di valorizzazione del manufatto nel doppio contesto culturale, museale e archeologico.

L' intervento in situ prevede la pulitura e il consolidamento del massetto pavimentale in cocciopesto che risulta diffusamente disgregato, lesionato in più parti e decoeso nelle superfici di contatto con le parti lapidee. In laboratorio verrà invece eseguita la pulitura delle lastre marmoree e dei sectilia superstiti, presenti in sito o recuperati durante lo scavo. I restauri saranno preceduti da una campagna di analisi e di test preliminari eseguti dal Laboratorio delle Tecniche dell'Università, utili al riconoscimento delle cause e degli effetti del degrado e a definire tecniche e materiali idonei da applicare nella cura conservativa.
Se l'intervento in sito e sui sectilia recuperati è riferibile ad una
consolidata prassi conservativa, per la ricomposizione si è cercato di definire
una metodologia sperimentale, utile a ridurre al minimo l'intervento in situ, a
causa dello stato di conservazione e delle condizioni locali del monumento.
Infatti, il massetto, anche se morfologicamente integro, si rivela sensibile a
qualsiasi sollecitazione meccanica, il che rende rischiosa la ricollocazione dei
reperti marmorei riconosciuti e assolutamente improponibile la ricerca del
combaciamento dei reperti decontestualizzati.
Nasce quindi la necessità di elaborare un metodo di ricomposizione che riduca al
massimo il rischio ma che al tempo stesso permetta agli operatori di verificare
e stabilire l'esatta coincidenza tra reperto e impronta.

Scartata l'ipotesi limitante di operare su modelli grafici o fotografici e quella di realizzare un calco diretto per ottenere un modello tridimensionale, si è deciso di ricorrere all'applicazione sperimentale di nuove tecnologie per rispondere alle ragioni e alle richieste del progetto di ricomposizione, si è potuto rispondere per mezzo della tecnologia laser scanner 3D e della Prototipazione Rapida con le quali si potrà procedere, secondo uno sviluppo per fasi, alla riproduzione di un calco del massetto, di materiale idoneo e resistente, con caratteristiche morfologiche identiche all'originale. Applicando gli stessi modelli matematici sarà possibile ricavare i modelli dei sectilia perduti andando cosi a reintegrare, come ipotesi sperimentale, le lacune del pavimento marmoreo.
Con l'applicazione di queste metodologie innovative, i cui risultati verranno costantemente verificati in corso d'opera, si potrà riassociare le due unità archeologiche (massetto/sito e reperti lapidei/museo) in un contesto laboratoriale operando così, in termini conservativi, ad una ricomposizione reale su un modello tridimensionale e simulata nelle possibili elaborazioni virtuali, fino al compimento dell'unità materica, estetica ed archeologica del manufatto con la definitiva ricollocazione in situ dei reperti.